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Quick or Quit: le dita nella Rete

 
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Registrato: Jul 12, 2007
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MessaggioInviato: Lun Lug 16, 2007 12:39 pm    Oggetto: Quick or Quit: le dita nella Rete Rispondi citando

http://www.uniet.it/portale/modules.php?name=News&file=article&sid=303
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MessaggioInviato: Gio Lug 19, 2007 4:03 pm    Oggetto: api.ning Rispondi citando

http://api.ning.com/files/*26vwN6LmoZnBMxQnj-oZ7uJ-lZAaXjaqBb0xDueQu8=
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MessaggioInviato: Lun Lug 23, 2007 12:31 pm    Oggetto: Rfid Rispondi citando

Ha la forma e le dimensioni di una lenticchia ma la potenza di 40 Megabite di memoria: è il memory spot, l´ultima invenzione dei laboratori Hp di Palo Alto in California presentata all´Imaging and Printing Conference. E´ un chip che può essere applicato su qualsiasi superficie od oggetto seppur piccolissimo.


Con un lettore-registratore inserito in un dispositivo digitale, dalla fotocamera al cellulare, il contenuto del memory spot può essere letto e registrato con estrema facilità, toccando il chip con il lettore. I file memorizzabili possono essere sia di testo che sonori. Le possibili applicazioni per questo oggetto, un ibrido tra il mondo fisico e l´universo digitale, sono numerosissime. Il fisico Howard Taubs, da 27 anni in Hp, spiega che il memory spot, pur essendo nato come applicazione per la fotografia digitale, potrebbe trovare un fertile terreno di utilizzo per esempio nella lotta alla contraffazione: Hp, impegnata da tempo contro questo ‘business´ il cui giro d´affari è stimato tra i 300 ed i 600 miliardi di dollari in tutto il mondo, ritiene che per le industrie valga la pena spendere qualche somma extra per confezionare dei prodotti non falsificabili. Tramite il memory spot, che costerà circa 1 dollaro, le industrie potranno rendere confezione ed etichetta più sicuri quindi facili da identificare per un consumatore e difficili da duplicare per un contraffattore. Nel chip infatti sarà memorizzata la storia del prodotto, le indicazioni e le controindicazioni e qualunque tipo di informazione ad esso associabile. Attaccare memoria digitale agli oggetti, senza bisogno di batterie, può garantire la facile tracciabilità dei prodotti; si attacca un memory spot sulla confezione e le informazioni potranno essere lette od ascoltate dallo schermo di un pc o di un cellulare.


Il lettore-registratore del chip si potrà applicare ad un qualunque dispositivo multimediale come pc, Mp3, macchine fotografiche o cellulari che hanno uno schermo, un processore, registrano suoni, foto o video. Questi dispositivi hanno tecnologie convergenti, ognuno è ottimizzato con diverse applicazioni e hanno più o meno le stesse funzionalità. Una delle applicazioni pensate per il microchip è per la sicurezza nazionale, immagazzinare in maniera protetta e sicura informazioni sui passaporti. Un utilizzo più semplice sarà quello delle copie di fotografie: per fare la copia di una foto contenuta in un album basterà cliccare sul memory spot attaccato ad essa ed ecco che la nostra copia verrà stampata senza cercarla tra le centinaia di file memorizzati nel pc o senza scannerizzarla. Possono esserci applicazioni nella medicina: ciascuno di noi potrà avere una scheda medica sempre aggiornata in formato digitale. In caso di black-out, in emergenza, in bisogno di assistenza, le informazioni sul paziente saranno sempre memorizzate nel memory spot: medicine assunte, allergie, intolleranze.


Mentre gli Rfid, lettori nati per il packaging, hanno poche migliaia di bit di memoria, il memory spot ha disponibili 10 Megabits per secondo. I due dispositivi differiscono nelle dimensioni e nella frequenza (quella del dispositivo Hp è 200 volte più alta). Il memory spot è in due versioni: una da 32 Kilobyte, l´altra da 4 Megabits ed è nato per registrare nella foto il suono dell´istante in cui viene scattata. La conferenza è stata l´occasione per annunciare Print 2.0, la strategia dedicata alla stampa di contenuti web di Hp. Vyomesh Joshi, vice president dell´Imaging Group di Hp, ha illustrato i punti chiave della nuova strategia basata su tre principali obiettivi: semplificare la stampa dal Web, come blog e siti di viaggi, potenziare le piattaforme Hp per la creazione e la pubblicazione di contenuti digitali (come Snapfish e Logoworks) e offrire una piattaforma per la stampa digitale che incrementi la produttività e diminuisca i costi della stampa commerciale in elevate tirature. Attraverso Print 2.0, Hp conta di acquisire una fetta importante dei 53.000 trilioni di pagine che, solo nel 2010, si stima saranno stampate dal web, e cogliere pertanto un´opportunità del valore di oltre 296 miliardi di dollari.[b]
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MessaggioInviato: Sab Set 15, 2007 2:22 pm    Oggetto: Il 15 settembre 1997 Page e Brin crearono il motore di ricer Rispondi citando

Il 15 settembre 1997 Page e Brin crearono il motore di ricerca più famoso del pianeta
E la loro società oggi vale 164 mila volte il capitale investito per avviarla
A Google sono bastati 10 anni
per rivoluzionare internet
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

A Google sono bastati 10 anni per rivoluzionare internet

La sede di Google
WASHINGTON - Modesti non erano, neppure da ragazzi. Quando i due studenti ventenni di Stanford, Larry Page l'americano e Sergey Brin il russo, registrarono dal solito garage in California il buffo nome della loro aziendina, "Google. com" il 15 settembre di dieci anni or sono, il "mission statement", l'obbiettivo dichiarato era questo: "Organizzare la conoscenza del mondo intero e renderla accessibile a tutti". Modestamente.

Un Dio geloso avrebbe potuto offendersi molto per lo sfacciato tentativo di ricostruire la Torre di Babele, renderla questa volta accessibile a tutti e farli secchi. Ma quel giorno di settembre di 10 anni or sono, l'Onnipotente doveva essere di buon umore, perché li lasciò fare e dovette anche benedirli. Un decennio più tardi, "Google" è la terza religione del mondo, dopo l'Islam e il Cristianesimo, con 600 milioni di fedeli al giorno che si inginocchiano davanti al suo altare del sapere infinito dischiuso sul monitor del Pc dal meccanismo di ricerca, l'algoritmo, inventato da quei due. E il milione di dollari prestato ai due ventiquattrenni da lungimiranti finanzieri di ventura per fondarla è diventato, sul mercato azionario, 164 miliardi di dollari. Più del prodotto interno lordo di 170 nazioni.

Non c'è al mondo, neppure nella Cina dei miracoli abbaglianti, una società, una banca, un'azienda, che sia cresciuta tanto, in così poco tempo e negli anni dell'uragano catastrofico che sembrò travolgere il brodo primordiale della nuova economia: 164 mila volte il capitale iniziale. E se ancora Page e Brin, i due profeti della nuova Babele comprensibile, non hanno ancora raggiunto le dimensioni della Microsoft di Bill Gates che controlla il funzionamento del 90% dei personal computers del mondo attraverso il proprio sistema operativo Windows, la "Google" è il cuore di Internet e la sua crescita è mostruosa.

Alla fine del 2001, il volume di incassi era appena di 86 milioni di dollari. Alla fine del 2006 cinque anni dopo, era a 6 mila e 500 milioni di dollari, sei miliardi e mezzo. Sul fatto che i due soci fondatori, ciascuno dei quali si assegna uno stipendio da impiegato di banca, di 40 mila dollari lordi l'anno, ma che ha nel portafoglio titoli per oltre 20 miliardi, abbiano qualche benigno complesso di Dio, è ovvio. Non soltanto nelle loro parole, ma nell'atmosfera conventuale, da chiostro benedettino high tech, palpabile nella loro sede di Menlo Park a Palo Alto, sotto San Francisco.

Nell'ora, labora et programma del monastero, dove i monaci e le monache di internet scivolano via nel silenzio increspato soltanto da fruscii e dagli occasionali bip-bip dei computers, si mangia insieme, si gioca insieme, si ricerca insieme, ci si fanno tagliare i capelli e otturare le carie insieme, nei furgoni mobili di tonsori, dentisti e laboratori mobili per analisi mediche che parcheggiano fuori dal "campus". Tutto è trasparente, nella Babele di cristalli, perché tutti possano vedere tutto, anche Brin e Page che giocano con le automobiline radiocomandante e le riprogrammano, nei momenti di paeua dalla fatica di essere "buoni". Perché l'altro motto centrale di Google è "Noi non facciamo il Male".

Non deliberatamente, forse, ma quando si diventa il Tirannosaurus fra le lucertole, qualche spavento si provoca. Google, che è la rappresentazione di una formula matematica, (Page è figlio di un professore universitario di matematica) ha divorato oltre il 50% di tutte le richieste e le ricerche via Internet ed è stato ormai canonizzato in un verbo, "to google". Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati.

Divora concorrenti o altre creature del mondo Internet, come quella YouTube, l'archivio video globale, che l'anno scorso inghiottì per 1 miliardo e 600 milioni. Un boccone per Brin e Page che hanno disponibili 8 miliardi di dollari pronta cassa, da spendere come e dove vogliono. Hanno rastrellato, in quelle loro pagine apparentemente umili e senza fronzoli, su fondo bianco, senza irritanti santini danzanti od odiosi "pop up" interstiziali, ormai l'80% dei 40 miliardi di dollari investiti su Internet dalla pubblicità e le grandi network televisive, ormai i piccoli dinosauri, tremano.

Il popolo di Madison Avenue, che piazza gli annunci a caro prezzo per essere i primi nella lista degli inserzionisti, sa che la pubblcità sistemata lì, raggiunge esattamente i contatti, i clienti potenziali, e dai "click", dalle risposte degli utenti sa quanti l'abbiano vista davvero. L'opposto della dispendiosa forma di pubblicità a pioggia fatta dalle televisioni, dove si tenta di allagare un'intera nazione, nella speranza di trovare un assetato.

E nel monastero del nuovo Dio, tutti 13 mila dipendenti devono, per contratto, dedicare almeno il 20% del proprio tempo a farsi venire idee nuove. Nacquero così la mappe geografiche e le immagini satellitari, la posta elettronica gratuita, l'idea folle e magnifica di catalogare e mettere a disposizione tutti i libri esistenti al mondo, che ha sollevato le reazioni inviperite di molti editori e, ora, nell'ultima e più luciferina delle tentazioni, l'offerta di 30 milioni di dollari al primo uomo che spedirà un robot sulla Luna con mezzi privati e rimanderà immagini continue del nostro satellite, naturalmente via Google.

E infatti persino la Nasa, la sussiegosa ma squattrinata ex signora dello spazio, ha dovuto cercare l'alleanza di Brin e Page e firmare un accordo per utilizzare la loro tecnologia nella elaborazione dei dati. L'agenzia che portò l'America nello spazio, deve tornare sulla terra e inchinarsi a un immigrato russo e a un ex studente.

Storia americana, dunque, dal garage di papà alla Luna. Storia della genialità di due giovani e della disponibilità di capitali di ventura per rendere possibili i loro progetti, sapendo che finanziando cento cavalli, basta che uno arrivi, per remunerare sontuosamente il rischio. Ed ennesima parabola della ambizione umana, quella che neppure la distruzione della Torre di Babele è mai riuscita fermare.

Un classico della fantascienza raccontava, 40 anni or sono, di un nuovo supercomputer assoluto, che raccoglieva in sé tutta la conoscenza umana, attorno al quale capi di Stato e leader religiosi si raccolsero per rivolgergli la domanda alla quale nessuno aveva mai saputo rispondere: "Dio, c'è?" gli chiesero trepidanti. "Sì, ADESSO c'è" rispose Lui. Oggi conosciamo anche il nome. Google.

(15 settembre 2007)
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